Il blog ai tempi delle apps

Blogger e app rappresentano due universi ancora distanti, ma destinati, senza ombra di dubbio, ad incontrarsi e ad amarsi, un po’ come Florentino Ariza e Fermina Daza in L’amore ai tempi del colera (del premio nobel Gabriel Garcia Marquez).

Certamente i dati del mobile in crescita (un mercato da 200 milioni di dollari, in aumento esponenziale) hanno già fatto riflettere i brand su un trend che necessita di essere cavalcato e che inesorabilmente segnerà le sorti di questo secondo decennio del nuovo millennio. Ma sono altre e numerose le ragioni che porteranno, portano e hanno portato i brand ad entrare nel magico mondo delle app.

Su Ninjamarketing si legge che i vettori che devono condurre un brand alla conquista del mobile sono aumentare retention e fedeltà, fare PR e advertising (per incrementare accessibilità al marchio e awareness), migliorare l’esperienza del cliente, creare una community attorno al brand, fare Mobile Shopping, attrarre e trattenere clienti in un luogo fisico specifico e battere i concorrenti in velocità (dando al brand un’immagine “tecnologicamente avanzata” e innovativa); mentre su dindo che tra le ragioni più sensate per costruire un’app ci sono la visibilità, l’aumento del valore del Brand, il fatto di portare il proprio brand direttamente negli smartphone dei clienti, la facilità di condividere i propri contenuti con quelli degli utenti mobili e la capacità di differenziarsi dai concorrenti.

E sul web si trovano anche decaloghi su come creare app di successo, che contengono regole come l’essenzialità, lo stile, l’usability, la bellezza dell’icona, i contenuti dinamici, le animazioni, l’audio, le notifiche, gli insight e l’idea di base.

Ma se tutto questo è valido e già appreso dai brand, i blogger (rappresentanti del loro personal brand, il blog appunto) come si muovono?

Il blog al tempo delle apps vede già first mover (blonde salad su tutte -qui per scaricare l’app- con il suo successo di download in un giorno) muovere i primi passi, ma per adesso il mercato blog-app è nello stato virtuale, in ricerca di attualizzazione.

E allora veniamo al dunque. Tralasciando aspetti su come fare, quanto costa, quanto tempo ci vuole (non certo perchè son argomenti ininfluenti, ma in quanto adesso voglio puntare lo sguardo altrove) vediamo in principio di porci qualche domanda come “ma è il caso di farla?”, “perchè va fatta?”.

Beh, diciamo subito che se avete qualcosa di unico e unicizzante da offrire tramite app senza dubbio fatela, non occorre nemmeno soffermarsi sull’argomento, son convinto che rispettando poche regolette la vostra app sarà un successo (a parte che lo sia il vostro business eh, intendiamoci! :) )

E se invece non abbiamo qualcosa di speciale da offrire ai nostri “downloader” e “addicted”? Qui la questione si complica. Bisogna capire se ha senso fare un’app che ha come scopo il reader semplice, la notifica push per intendersi. Volete veramente che una persona vi scarichi da uno store solo per ricevere un segnale (quando scrivete un post) che lo informa che hai scritto un post? Beh, direi di no. Per quello ci sono già altri strumenti, utili e in voga, che non con tanta facilità verranno soppiantati (parlo di sottoscrizioni, reader, social, aggiornamenti e chi più ne ha più ne metta).

Ed ecco che torniamo alla base di qualsiasi strategia di marketing che si rispetti, che valeva 30 anni fa come varrà tra 50 anni, che dunque si muove trasversalmente nella storia vedendo scorrere innovazioni tecnologiche che spuntano a ritmi impressionati: non abbracciate tutti gli strumenti del communication mix che il mondo vi offre; selezionate quelli specificatamente adatti al vostro contesto di riferimento e che permettono di massimizzare i vostri investimenti e raggiungere i vostri obiettivi.

Ma detto questo, son certo che sempre più attività tenderanno ad avere una propria app e ci troveremo davanti molte idee creative di successo e molte altre fallimentari, il che si lega ad un uso sensato o meno della tecnologia, per un circuito che si ripete da sempre (come chi usa i QRcode per inserire un semplice link al sito o chi investe in AR o Rfied con scelleratezza e senza esclusività).

Insomma far come Fermina Daza, che fingeva quasi che Florentino Ariza non esistesse, è sbagliato: le app (e il suo relativo mercato) non solo esistono, ma fruttano, e parecchio (e non solo in termini direttamente economici); ma abbracciarle solo perchè trendy proprio no ;) .

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About Marco Vangelisti

Blogger, amante-studioso-esperto di marketing, comunicazione e social; creativo, motivato, ambizioso, ostinato e lunatico. Vedo il bicchiere mezzo pieno.

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